Jaime Patricio's profileIl Blog di JaimePhotosBlogListsMore Tools Help

May 21

Dal vangelo secondo Shrek

QUANDO I COMUNISTI MANCANO, I PRETI BALLANO... E I BAMBINI PIANGONO!
 
L'italia è un paese laico solo sulla carta.
Il vaticano è chi rallenta lo sviluppo sociale del paese. E i cattolici sono rimasti in pochi, a parte gli anziani che si avvicinano all'altro mondo e sentono di dover credere in qualcuno. La chiesa sta facendo ostruzionismo alla famiglia per un semplice motivo. Con la nuova legge i preti potrebbero convivere e cosi alla chiesa non arriverebbe neanche un soldo. Facendo cosi si può benissimo dire che la chiesa va contro la legge italiana quando cerca di imporre la sua idea di cristianizzare l'italia con i vari Bagnasco o con le letterine mandate alle famiglie romane. Non ne posso più! Andate sul blog di grillo, scorrete sul post di pochi giorni fa e guardatevi il video della BBC sui preti pedofili....
 
"LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME"

 

Blog


    November 11

    Discussione su Calcio: le uscite discusse di Jos Mourinho

     

    Citazione

    Calcio: le uscite discusse di Jos Mourinho

    Calcio: le uscite discusse di Jos Mourinho
    Le dichiarazioni del tecnico dell'Inter dividono il mondo del calcio

    September 13

    Il monologo

    Big Kahuna

    Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
    Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
    Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
    E in un modo che non puoi immaginare adesso.

    Quante possibilità avevi di fronte
    e che aspetto magnifico avevi!
    Non eri per niente grasso come ti sembrava.

    Non preoccuparti del futuro.
    Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.

    I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

    Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

    Non essere crudele col cuore degli altri.
    Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

    Lavati i denti.

    Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
    La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

    Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
    Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...

    Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
    butta i vecchi estratti-conto.

    Rilassati!

    Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
    Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
    I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

    Prendi molto calcio.

    Sii gentile con le tue ginocchia,
    quando saranno partite ti mancheranno.

    Forse ti sposerai o forse no.
    Forse avrai figli o forse no.
    Forse divorzierai a quarant'anni.
    Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
    Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
    ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
    come quelle di chiunque altro.

    Goditi il tuo corpo,
    usalo in tutti i modi che puoi,
    senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
    E' il più grande strumento che potrai mai avere.

    Balla!
    Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

    Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
    Non leggere le riviste di bellezza:
    ti faranno solo sentire orrendo.

    Cerca di conoscere i tuoi genitori,
    non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
    Tratta bene i tuoi fratelli,
    sono il miglior legame con il passato
    e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

    Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
    ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
    Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
    perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

    Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
    Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.

    Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

    Sii cauto nell'accettare consigli,
    ma sii paziente con chi li dispensa.
    I consigli sono una forma di nostalgia.
    Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
    ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
    e riciclarlo per più di quel che valga.

    Ma accetta il consiglio... per questa volta.

    March 13

    100 anni di inter

     

    "Hanno scelto per noi i colori del cielo e della notte. Sono passati cento anni e li ringraziamo ancora per aver fondato l'Internazionale Foot Ball Club. Era la sera del 9 marzo 1908. Erano poco più di quaranta. Oggi siamo milioni. Si radunarono nel cuore di Milano, presso il ristorante L'Orologio. Erano ribelli e avevano un sogno: dare la possiblità a tutti, italiani e stranieri, di giocare a calcio per la stessa bandiera. Nerazzurra. Sono passati cento anni da quella sera. Cento anni di Passione, di Bellezza. Cento anni di Attese, di Fantasie. Cento anni di Sfide, di Vittorie... e di Orgoglio. Di tantissimo Orgoglio. Questa è la notte della memoria, è la notte del futuro, del filo che unisce i campioni di ieri, di oggi e di domani. E' la notte che sognavano in quel lontano 9 marzo e che noi regaliamo ai nostri bambini. E' la notte di tutti gli interisti, piccoli e grandi, vicini e lontani... per cento di questi giorni... per cento di queste emozioni... per sempre, solo Inter. Con i colori del cielo e della notte, l'infinito amore. Eterna Squadra Mia."

    November 22

    ONE MAN ONE TV: Quando Rai Mediaset prendevano esempio dai documentari "Luce"

     
    L'EDITORIALE

    La struttura Delta

    di EZIO MAURO



    UNA versione italiana e vergognosa del "Grande Fratello" è dunque calata in questi anni sul sistema televisivo, trascinando Rai e Mediaset fuori da ogni logica di concorrenza, per farne la centrale unificata di un'informazione omologata e addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere. L'inchiesta di "Repubblica" ha svelato fin dove può arrivare il conflitto d'interessi, che questo giornale denuncia da anni come anomalia italiana, capace di corrompere la qualità della nostra democrazia.

    Nel pozzo senza fondo di quel conflitto, tutto viene travolto, non soltanto codici aziendali e doveri professionali, ma lo stesso mercato, insieme con l'indipendenza e l'autonomia del giornalismo. Con il risultato di una servitù imposta alla Rai come un guinzaglio per un unico padrone, ben al di là dell'umiliante lottizzazione tra i partiti, e i cittadini-spettatori truffati e manipolati proprio in quella moderna agorà televisiva in cui si forma il delicatissimo mercato del consenso.

    Ci sono le prove documentali di questa operazione sotterranea, che ha agito per anni alle spalle dei Consigli di amministrazione, della Commissione di vigilanza, dei moniti del Quirinale sul pluralismo dell'informazione. Si tratta - come ha documentato "Repubblica" - di un'indagine della magistratura milanese sul fallimento dell'Hdc, la holding dell'ex sondaggista di Berlusconi (e della Rai) Luigi Crespi, che è stato per un lungo periodo anche il vero spin doctor del Cavaliere.

    Dopo il fallimento del gruppo, nel marzo 2004, sono scattate perquisizioni e intercettazioni della Guardia di Finanza. E gli appunti dei finanzieri sulle conversazioni telefoniche rivelano un intreccio pilotato tra Mediaset e Rai che coinvolge manager di derivazione berlusconiana e uomini che guidano strutture informative, con scambi di informazioni tattiche e strategiche, mosse concordate sui palinsesti per "coprire" notizie politicamente sfavorevoli al Cavaliere, ritardi truffaldini nella comunicazione al pubblico di risultati elettorali negativi per la destra: con l'aggiunta colorita e impudente di notisti politici Rai che si raccomandano a Berlusconi, dirigenti Mediaset che danno consigli alla Rai sulla preparazione del festival di Sanremo. E un lamento, perché durante le riprese televisive dei funerali del Papa, "Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere".

    Non si tratta, com'è evidente, soltanto di un caso di malcostume politico, di umiliazione professionale, di vergogna aziendale. E' la rivelazione di un metodo che mina alle fondamenta il mito imprenditoriale berlusconiano, perché sostituisce la complicità alla concorrenza, la sudditanza all'autonomia, la dipendenza al mercato. Il tutto in forma occulta, con la creazione di una vera e propria rete segreta che crea un "gioco di squadra" - come lo chiamano le telefonate intercettate - che ha un unico capitano, un unico referente e un unico beneficiario: Silvio Berlusconi.

    Trasmissioni d'informazione, come quella di Vespa, per la quale il direttore generale Rai garantisce che il conduttore "accennerà al Dottore ad ogni occasione opportuna", dirigenti della televisione pubblica che quando vengono a conoscenza di un discorso di Ciampi a reti unificate per la morte del Papa hanno come unica preoccupazione quella di organizzare un contraltare di Berlusconi al capo dello Stato, che potrebbe essere messo troppo "in buona luce", serate elettorali in cui si decide di "fare più confusione possibile" nel comunicare i risultati "per camuffare la loro portata".

    In che Paese abbiamo vissuto? La politica - avversari e alleati di Berlusconi, tutti quanti defraudati da questa rete sotterranea costruita per portare acqua ad un mulino solo - è consapevole della gravità di queste rivelazioni, che dovrebbero spingerla ad approvare una seria legge sul conflitto d'interessi nel giro di tre giorni? E il Cavaliere, quando sarà sceso dal predellino di San Babila dove le sue televisioni lo hanno inquadrato in abbondanza, vorrà spiegare che mandato avevano i suoi uomini (spesso suoi assistenti personali) mandati ad occupare posizioni-chiave in Rai e Mediaset, se i risultati documentali sono questi?

    La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell'informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, "struttura delta". Un'interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un'azione di "spin" su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.

    Naturalmente con le telecamere Rai e Mediaset che ruotano a comando intorno a questa giornata artificiale, a questo mondo camuffato, a questa cronaca addomesticata. In una finzione umiliante e politicamente drammatica della concorrenza, del pluralismo, dei diritti del cittadino-spettatore, alterando alla radice il mercato più rilevante di una democrazia, quello in cui si forma la pubblica opinione.

    Lo abbiamo già scritto e lo abbiamo denunciato più volte, ma oggi forse anche la politica più sorda e cieca riuscirà a capire. In nessun altro luogo si è formato un meccanismo "totale", così perverso e perfetto da permettere ad un leader politico di guidare legittimamente la più grande agenzia newsmaker del Paese (il governo) e di controllare insieme impropriamente l'universo televisivo, con la proprietà privata di tre canali e la sovranità pubblica degli altri tre.

    A mettere in connessione le notizie trattate secondo convenienza politica e i canali informativi, serviva appunto la "struttura delta", ricca del know-how specifico del mondo berlusconiano, specializzato proprio in questo. Da qui alla tentazione di costruire il palinsesto supremo degli italiani, manipolando paesaggio e personaggi della loro vita, il passo è breve. E se la mentalità è quella che punta ad asservire l'informazione alla politica, la politica al comando, il comando al dominio, quel passo è probabilmente quasi obbligato.

    E' ora possibile fare un passo per uscire da questo paesaggio truccato, da questa manipolazione della nostra vita. Purché le istituzioni, la libera informazione, il mercato e la politica lo sappiano. Sappiano che un Paese moderno, o anche solo normale, non può sopportare queste deformazioni delle regole e della stessa realtà: e dunque reagiscano, se ne sono capaci. La stessa mano che domani proporrà le larghe intese, è quella che ha predisposto il telecomando con un tasto unico. E truccato.

    (22 novembre 2007)
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    November 14

    Sparogrill

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    Oggi ci sono stati i funerali di Gabbo. Un'altra vittima della polizia italiana. Con questo non voglio criminalizzare i poliziotti, ce ne sono di bravi come di pessimi, ma vorrei farvi notare la strumentalizzazione che i giornalisti e il governo fanno  sulla vicenda.

    I giornalisti stanno facendo una crociata contro gli ultras che non so cosa c'entrano. Visto che qui si tratta di una vittima causata dalla polizia di stato. La violenza negli stadi non c'entra perchè il fatto è successo in un autogrill. Gli ultras di Bergamo e di Roma hanno fatto un bel casino, questo si, e non si possono giustificare. Ma questo si poteva benissimo evitare senza quel colpo di pistola ingiustificato, senza la polizia negli stadi che se non ci fossero magari sarebbe meglio e senza il bisogno di far giocare per forza la giornata calcistica di domenica.

    Il governo non può bloccare il campionato domenica, non vedo la logica ormai. Al massimo può controllare le faide violente, quello si, come avviene in Spagna e in Inhghilterra.

    Poi c'è da dire che i giornalisti devono dire che lo sparo di domenica è una cosa grave perchè arrivare a sparare a una persona è l'estremo gesto che un poliziotto dovrebbe fare in caso di pericolo grave. E aggiungerei che le pistole in mano ai poliziotti sono come la bibbia in mano a marylin manson perchè non è gente che ha una cultura, e nè è qualificata, quindi sono come dei contadini che girano a sparare a chi oltrepassa il campo. Io non ho mai sentito un poliziotto parlare italiano, ma andiamo dai! Chi l'ha oltrepassato purtroppo non è finito bene. Ricordiamo Giuliani (insieme alla macelleria nei licei e tutto il resto) e adesso Gabbo.

    Speriamo che stavolta il colpevole paghi e che non dicano che il proiettile sia rimbalzato nel cesso dell'autogrill ed ha colpito il tifoso. O che lui aveva un arma di distruzione di massa nel cofano.

    Per ultimo volevo solo ricordare l'ennesima vittima dello stato italiano, spero sia l'ultima.

    Ricordiamo Gabbo.

    Un abbraccio a tutti,

    Jaime

    November 09

    Addio a enzo biagi

     
    Ciao Enzo,
    giornalista serio, sincero, umile e garbato. Mancherai a tutti sia come uomo che come cronista. Ricorderò sempre quando da Fazio hai ricordato tua figlia e tua moglie. La tenerezza che hai mostrato mi ha commosso e non la dimenticherò mai.
     
    Un abbraccio
    Jaime
    November 02

    Domani Daniele Luttazzi torna in tv!

    Dopo quasi 7 anni dall'ultima apparizione torna Daniele in tv. Appuntamento alle 23:30 su LA7. Comprate le antenne!

    October 20

    Prendila te la signorina Rambo...

    Voglio una donna

    Roberto Vecchioni

    Una canzone di Natale
    che le prenda la pelle
    E come tetto
    solo un cielo di stelle;
    abbiamo un mare di figli
    da pulirgli il culo:
    Che la piantasse un po'
    di andarsene in giro

    La voglio come Biancaneve
    coi sette nani,
    noiosa come una canzone
    degli "Intillimani"
    Voglio una donna "donna",
    donna "donna" donna
    con la gonna,
    gonna gonna
    Voglio una donna donna
    donna donna donna
    con la gonna
    gonna gonna

    Prendila te quella col cervello,
    che s'innamori di te
    quella che fa carriera,
    quella col pisello e la bandiera nera
    la cantatrice calva
    e la barricadera
    che non c'è mai la sera.....

    Non dico tutte:
    me ne basterebbe solo una,
    tanti auguri alle altre
    di più fortuna
    Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
    dammi una donna così
    che l'assicuro ai "Lioyd"
    preghierina preghierina
    fammela trovare,
    Madonnina Madonnina
    non mi abbandonare;

    Voglio una donna "Donna"
    donna "donna" donna
    con la gonna
    gonna gonna
    voglio una donna "donna"
    donna donna donna
    con la gonna
    gonna gonna

    Prendila te la signorina Rambo
    che s'innamori di te
    'sta specie di canguro
    che fa l'amore a tempo
    che fa la corsa all'oro
    veloce come il lampo
    tenera come un muro
    padrona del futuro....

    Prendila te quella che fa il "Leasing"
    che s'innamori di te
    la Capitana Nemo,
    quella che va al "Briefing"
    perché lei e' del ramo,
    e viene via dal Meeting
    stronza come un uomo
    sola come un uomo.

    August 26

    Viva la vida! Muera la muerte!

    BELLA MICHEL!
    ALZA IL CULOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
     
    VIVA LA VIDA! MUERA LA MUERTE! 
    August 22

    Michel

    MICHEL

    Ti ricordi,
    Michel dei nostri pantaloni corti,
    delle tue gambe lunghe magre e forti
    e della rabbia che mi davano correndo tutti i giorni
    un po' più svelte delle mie.
    Ti ricordi,
    Michel dei nostri soldatini morti,
    nella difesa eroica dei bastioni
    e seppelliti in una siepe con onori militari
    inventati lì per lì.
    Ti ricordi,
    Michel del banco nero in terza fila,
    che ascoltò tutte le risate,
    di due bambini che vivevano in un sogno
    che non si ripeterà.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.

    Ti ricordi,
    Michel che a me piaceva Garibaldi,
    ma tu dicevi che era un buffone
    e che senz'altro non poteva sostenere il confronto
    con il tuo Napoleone.
    Ti ricordi,
    Michel di come ti prendevo in giro,
    per l'erre moscia che ti era rimasta,
    solo ricordo della Francia e della tua prima casa,
    dei tuoi amici di lassù.
    Ti ricordi,
    Michel di come era esclusiva
    la tenerezza che ci univa,
    e accompagnò la nostra infanzia fino ai giorni
    della nuova realtà.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.

    Ti ricordi,
    Michel di come a me dispiaceva,
    quando parlavi sempre di ragazze
    e delle voglie che avevi con due occhi un po' sottili
    che non conoscevo più.
    Ti ricordi,
    Michel di quando i mei capelli corti,
    ti davano fastidio e dicevi,
    che se non la piantavo di fare il bambino tu con me
    non ci saresti uscito più.
    Ti ricordi,
    Michel quel giorno che facemmo a pugni
    tornando a casa dalla scuola,
    con la cartella appogiata a una colonna
    a due passi dal palto.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.

    Ti ricordi,
    Michel il giorno che morì tua madre,
    che tu piangevi tanto che anche il cane
    che ti voleva così bene non aveva il coraggio
    di avvicinarsi un po'.
    Ti ricordi,
    Michel che tristi erano quei giorni,
    io non sapevo proprio cosa dirti
    e che confusione avevo in testa e che stupore sul tuo viso
    e che voglia di partir.
    Ti ricordi,
    Michel quei due saluti alla stazione
    e i lacrimoni venir giù,
    quando la macchina incominciò a far pressione
    tu dovesti salir su.
    Ti ricordi,
    Michel che fretta che avevano tutti,
    di far partire la vettura,
    mentre lento il tuo vagone se ne andava
    ritornava la paura.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.
    Ti ricordi, Michel.

    Questa canzone è per te, amico di sempre, che stai lottando per la vita. Ho sofferto la nostra lontananza e vorrei tornare indietro ma non si può. Magari avrò sbagliato (anche se avevo i miei motivi...) ma in questi ultimi tempi ho ripensato a te, Marco, Ciacco e Giorgia e ho capito che il nostro rapporto era unico. Io ho altre persone adesso ma non sento quell'attaccamento che c'è tra amici, veri amici come lo eravamo noi. Il problema è che sono tutto sbagliato io e ho capito che per avere un rapporto, sia di amicizia che di amore, non si può mandarlo a puttane per la libertà dell'individuo. E invece l'ho fatto e continuo a farlo. La macchinetta di topolino è sempre li al suo posto, ho anche la foto del frantoio, andremo a cena li e avrai un vecchio amico in più al tuo tavolo. Come ce l'avrò anche io. Adesso però devi continuare a lottare e so che è dura ma so anche che ce la farai. Ti ricordi quando eravamo amici, Ti ricordi michel...

    Con affetto,

    il cileno.

    July 01

    Solidarietà alla banda bassotti

    Roma, 28 giugno 2007
    E mentre ero in macchina con 2 amici sulla via del ritorno noto pantere che marciavano in senso opposto.
    Penso "questi stanno andando all'olimpico che c'è il concerto di Vasco". L'indomani mi dicono di villa ada.
    Rimango sorpreso e penso che se non fossi andato via in quel momento forse li avrei incontrati. Uscire la sera e rischiare di prendersi una coltellata è vivere nelle periferie di Rio. Ma evidentemente non è cosi vista l'ignoranza di questa gente che viene appoggiata anche dallo stato (e forse anche dalla polizia...) senza preoccuparsi che li c'erano anche famiglie con bambini.  Evidentemente non guardano in faccia a nessuno quando si tratta di colpire gente più comunemente da loro dette "zecche". Se poi noi zecche non possiamo neanche difenderci da queste povere bestie allora vul dire che non siamo tutelati. Vuol dire che la giustizia qui ce la dobbiamo fare da noi. Vuol dire che la prossima volta è meglio che le prtiamo anche noi le molotov. Perchè il dialogo non è per loro e se non vuoi che si faccia musica impegnata politicamente stattene a casa perchè sei un idiota se la pensi cosi.  Vi appenderemo a volto scoperto (come voi quindi...) a testa in giù!
     
     Sulle vicende di villa ada
    28-06-2007
    VILLA ADA – 28 GIUGNO 2007 Tutti i TG nazionali, tutti i quotidiani, un approfondimento con tanto di esperti (di che poi?) su Rai Tre, continue richieste di interviste, dichiarazioni congiunte e concordanti del sindaco Veltroni e del fascista Alemanno….. L’aggressione dei fascisti a villa Ada il 28 notte dopo il nostro concerto deve aver colpito l’immaginazione di molti… si rispolverano termini come “Apologia di Fascismo” (reato in teoria) e si evocano gli spettri della violenza degli opposti estremismi… Già, opposti… Come fascismo e antifascismo, come reato e principio costituzionale. In ogni modo, bisogna interrogarci su quale sia la novità che tanto inquieta in questa arsura estiva.. I fascisti ci sono sempre stati; hanno negozi, sezioni, siti web e addirittura centri sociali (vero Sindaco?) dove si vende e si distribuisce materiale razzista, revisionista e negazionista… Si presentano alle elezioni insieme a quello che viene chiamato “centro-destra”… le loro bandiere sventolavano anche sotto il palco del Family Day, vanno in televisione, e nelle curve degli stadi… non vediamo realmente dove sia la novità in tutto questo…e perché questi uomini illustri, oggi solo si sorprendano che ci siano dei fascisti, degli xenofobi e intolleranti e si sorprendano anche che vengano ad aggredire un concerto della Banda Bassotti. Noi non siamo affatto sorpresi… in 16 anni di tours hanno provato molte altre volte ad aggredirci…ci vengono in mente Bolzano, Milano, Bergamo, Madrid, Bilbao e anche a Roma un anno fa per dirne qualcuna… ed erano sempre fascisti.. strano eh? I fascisti aggrediscono con i coltelli, quasi sempre feriscono, a volte uccidono e spesso non vengono presi… Provate a contare le decine di episodi denunciati solo nell’ultimo anno… La notte di giovedì la polizia era assente e quando è arrivata non è entrata nella villa perché male equipaggiata ed ha concesso quindi agli aggressori 10 minuti buoni in più di autonomia. In attesa che arrivassero i rinforzi, chiaramente non hanno fermato neanche uno degli aggressori… La polizia era però presente nel pomeriggio per verbalizzare una querela contro uno di noi accusato di ingiurie, ossia di “aver detto parolacce” al figlio di un loro funzionario per un motivo surreale… La polizia era presente anche per arrestare chi si voleva autodifendere (chissà perché) dai fascisti. I feriti sono molti di più di quelli che dicono i giornali che peraltro come al solito non hanno fatto che travisare ed inventare di sana pianta nostre dichiarazioni …ma questo è ciò che spesso succede… per noi neanche questa è una novità… Chissà quante teorie nei prossimi giorni; “indignazione”… “pugno di ferro”, “legalità”… sociologi invitati a dibattiti e uomini illustri che si riempiranno la bocca di tante belle parole e di antitodi sicuri da adoperare… Scusateci tanto… noi non ce la facciamo a stupirci. L’unica cosa reale sono questi ennesimi nostri feriti, sono questi nostri ennesimi denunciati perché colpevoli di essersi difesi… ed è a loro che va la nostra solidarietà e il nostro affetto.. A questa gente che che paga con noi la realtà di vivere in un Paese in cui il fascismo è un’opinione come le altre o al massimo un estremismo pari a quello di chi ha liberato questa nazione offrendo in cambio il proprio sangue, la propria gioventù, la propria vita. Noi andiamo avanti per la nostra strada; conosciamo il nostro mondo e non possiamo viverlo saltuariamente. Antifascisti Sempre BANDA BASSOTTI
    May 02

    Pork Politik

    "Quando si tratta di parenti, non si guarda la preferenza politica"
    Papà
     
    "Dove sono andati i tempi d'una volta ,per Giunone! Quando ci voleva, per fare il mestiere, anche un pò di vocazione..."
    De Andrè
     
    "C'è chi dice qua, c'è chi dice là...io non ci sono!"
     V. Rossi
     
    A voi finti politici,
    A voi raccomandati,
    A voi ladri,
    A voi assassini di promesse,
    A voi dispensatori di felicità ostentate, 
    A voi venditori di favori,
    A voi che gridavate "a noi!",
    A voi killer della fantasia,
    A voi che vi guardate l'ombelico,
    A voi del PD,PSP,PCI,PDC, piripipipi....
    A voi che vi fate sentire solo adesso,
    A voi che dopo maggio vi dimenticherete,
    A voi che difendete la famiglia naturale,
    A voi ipocriti,
    A voi raccomandati,
    A voi con un piede di qua e l'altro di la,
    buona campagna elettorale!
     
    NOI STAREMO QUI A GUARDARVI DAL BASSO DELLA NOSTRA DIGNITA', CHE VOI NON AVETE MAI AVUTO!
    ANDATE A VENDERE MERDA ALTROVE CHE QUI NE ABBIAMO FIN TROPPA.
     
    Con affetto,
    Jaime
    02/05/2007
     
     
     
    April 08

    You tube

    Da oggi troverete anche un secondo spazio multimediale. Qui verranno caricati video da you tube. Se qualcuno vuole linkare un video che potrebbe interessarmi può farlo. Intanto iniziamo con "Video Reset Tour Beppe Grillo 2007 - Gruppo Amici di Beppe Grillo Roma
    www.grilliromani.it". Interessante no?!
    April 04

    "Volviò nuestro querido companero Fidel!"

     “Più di tre miliardi di persone nel mondo condannate ad una morte prematura. Non si tratta di una cifra esagerata ma prudente. Ho meditato molto su questo dopo la riunione tra il presidente Bush e i fabbricanti nordamericani d’automobili. Lunedì 26 marzo la sinistra idea di trasformare gli alimenti in combustibile è stata definitivamente fissata come linea economica della politica estera statunitense.Il Presidente ha sollecitato il Congresso ad avanzare rapidamente nell’introduzione di una legislazione proposta recentemente dal Governo per ordinare l’uso di 132 miliardi di litri di combustibile alternativi per il 2017 e per imporre parametri più esigenti di consumo del combustibile nelle automobili. Bush si è riunito con il presidente del consiglio e direttore generale della General Motors Corp., Rich Wagoner; con il direttore generale di Ford Motor Co., Alan Mulally e con il direttore generale del gruppo Chrysler di Daimler Chrysler AG, Tom LaSorda.
    Penso che ridurre e riciclare tutti i motori che consumano elettricità e combustibile sia una necessità elementare e urgente di tutta l’umanità. La tragedia non consiste nel ridurre questi costi energetici, ma nell’idea di trasformare gli alimenti in combustibile.
    Oggi si sa con precisione che una tonnellata di mais può produrre in media soltanto 413 litri di etanolo. Il prezzo medio del mais nei porti degli Stati Uniti è di 167 dollari la tonnellata. Sono necessari 320 milioni di tonnellate di mais per produrre 35 miliardi di galloni di etanolo. Il raccolto del mais negli USA nel 2005, secondo i dati della FAO, è arrivato a 280,2 milioni di tonnellate. ... Applicate questa ricetta ai paesi del Terzo Mondo e vedrete quante persone non consumeranno più mais tra le masse affamate del nostro pianeta. O peggio: concedete ai Paesi poveri prestiti per finanziare la produzione di etanolo dal mais o da qualsiasi altro tipo di alimento e non rimarrà in piedi nemmeno un albero per difendere l’umanità dal cambiamento climatico.
    Altri paesi della parte ricca del mondo hanno programmato di usare non solo mais, ma anche grano, semi di girasole, di colza ed altri alimenti per la produzione di combustibile. Per gli europei sarebbe redditizio importare tutta la soia del mondo allo scopo di ridurre il consumo di combustibile delle loro automobili ed alimentare i loro animali con i suoi residui, ricchi di tutti i tipi di aminoacidi essenziali. Tutti i Paesi del mondo, ricchi e poveri, senza eccezione alcuna, potrebbero risparmiare miliardi di dollari in investimenti e combustibile semplicemente sostituendo tutte le lampadine incandescenti con lampadine fluorescenti, cosa che Cuba ha fatto in tutti le case. ...
    Dall’agenzia ufficiale di notizie sui problemi economici e sociali del mondo: la TELAM. Cito testualmente:
    “Circa due miliardi di persone, da qui a 18 anni, abiteranno in Paesi e regioni dove l’acqua sarà un lontano ricordo. Due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere in luoghi dove questa scarsità potrebbe produrre tensioni sociali ed economiche di una tale portata da provocare guerre per il prezioso ‘oro azzurro’”.
    Secondo il Consiglio Mondiale dell’Acqua (WWC) nel 2015 il numero di abitanti colpiti da questa grave situazione aumenterà fino a raggiungere i 3 miliardi e 500 milioni di persone.”
    Fidel Castro.
    March 30

    Ferrara, il famoso giornalista indipendente

    Per favore, sequestrate Ferrara

    Marco Travaglio

    Con questo articolo, intendiamo segnalare all’intelligence americana e italiana un tipo sospetto che da troppo tempo si aggira in ambienti politico-giornalistici italiani seminando notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine e la quiete pubblica. Da anni l’individuo, sulla cinquantina inoltrata, corporatura imponente e minacciosa, occhio spiritato, una folta barba che gli contorna il volto, compare ogni sera su un’emittente televisiva semiclandestina dalla quale pronuncia i suoi proclami sconnessi. Il suo nome è Giuliano Ferrara e la sua specialità è quella di sparare cazzate a raffica, l’una in contraddizione con l’altra, voltando continuamente gabbana e seminando dunque il panico e il disorientamento nell’opinione pubblica più impressionabile, o almeno in quella minuscola porzione che ancora gli dà retta. Basti pensare che quattro anni fa sostenne di aver avvistato a occhio nudo, dal suo ufficio in Roma, le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, mentre sul posto gli osservatori dell’Onu e poi le truppe americane non trovarono nemmeno una fiala. Basti ricordare che fu lo stesso Ferrara a qualificare l’Unità come “testata omicida” e ad additare due tra i più illustri intellettuali italiani, Antonio Tabucchi e Furio Colombo, come “responsabili del mio prossimo assassinio” (frutto, naturalmente, della sua fantasia malata). Basti rammentare che un giorno, polemizzando con un politico a lui ostile, minacciò di mettergli le mani addosso (“te corco con le mani”). Basti sapere che fu ancora lui a vantarsi pubblicamente, sul suo giornale, in un articolo a sua firma, di aver fatto la spia per la Cia, ovviamente a pagamento, in cambio di spesse buste piene di dollari, salvo poi negare tutto dinanzi al Tribunale di Parigi in una causa intentatagli da Tabucchi. Insomma, un personaggio tanto inaffidabile quanto pericoloso. Nella sua lunga e disonorata carriera, d’altronde, egli ha sposato tutte le cause peggiori che si siano manifestate sul suolo nazionale e internazionale nell’ultimo sessantennio: dallo stalinismo al craxismo, dal berlusconismo al previtismo, dal dellutrismo al bushismo, dal guantanamismo al ruinismo. Costituendo, a nostro avviso, una pesante e permanente minaccia alla sicurezza nazionale e, per di più, attirando quotidianamente sull’Italia le attenzioni dell’islamismo radicale, sarebbe opportuno farlo sparire per un po’, prima che sia troppo tardi, con una “extraordinary rendition” che egli stesso, peraltro, ha applaudito con entusiasmo. Dunque, non potrà lamentarsi più di tanto. La sua rendition, diversamente dalle altre, sarà la prima a svolgersi con il consenso della vittima: il Ferrara, infatti, non fa che inneggiare ogni giorno al sequestro dell’imam di Milano Abu Omar, rapito all’inizio del 2003 da un commando di agenti della Cia, del Sismi e del Ros.
    In uno dei suoi ultimi, deliranti comunicati strategici, pubblicato su un samizdat finanziato dai contribuenti denominato Il Foglio, il Platinette barbuto così argomentava il 15 febbraio 2007 a proposito della rendition di Abu Omar e dell’inchiesta della Procura di Milano: “Si vede che i magistrati inquirenti di Milano sono convinti che il segreto di Stato sia come quello istruttorio, che è diventato un colabrodo selettivo al servizio del circuito mediatico-giudiziario. Nell’inchiesta su Abu Omar hanno tranquillamente dato ordine di mettere sotto controllo gli agenti dei servizi di sicurezza, violando quindi apertamente il segreto di Stato che vigeva sulla vicenda in questione”. Tutto falso: il segreto istruttorio è stato abolito con il nuovo codice di procedura del 1989; il segreto di Stato è previsto soltanto quando qualche pubblico ufficiale lo oppone, al momento del sequestro di un documento o dell’acquisizione di un’informazione top secret, e nell’inchiesta sul caso Abu Omar nessuno dei 26 imputati ha mai opposto il segreto di Stato nemmeno su un francobollo. Quanto alle intercettazioni telefoniche, che hanno riguardato solo 6 agenti del Sismi (escluso il generale Nicolò Pollari, mai intercettato), non esiste in Italia alcuna legge che vieti di intercettare agenti segreti. Dunque nell’inchiesta sul sequestro di Abu Omar non c’è alcuna prova coperta da segreto di Stato, dunque nessun magistrato ha violato alcunché (dunque il vicepremier Francesco Rutelli, sostenendo il contrario alla Camera, ha mentito al Parlamento italiano).
    Ma il Ferrara, impermeabile ai fatti e alla verità, così prosegue: “Si dovrà decidere se anche i magistrati milanesi debbono applicare le norme che valgono per tutti i cittadini o se per loro vale un particolare e inspiegabile privilegio”. In realtà, in questa vicenda, si deve decidere se anche gli agenti della Cia e del Sismi debbano (congiuntivo) applicare le norme che valgono per tutti i cittadini, soprattutto quelle del Codice penale che vietano i sequestri di persona, o se per loro valga (sempre congiuntivo) un particolare e inspiegabile privilegio: per questo il gup Caterina Interlandi ha rinviato a giudizio tutti gli imputati, italiani e americani, per aver prelevato illegalmente Abu Omar e averlo deportato in Egitto tramite la base di Aviano perché fosse torturato per sei o sette mesi. Ma il Ferrara, impermeabile anche alla decenza, aggiunge: “Quello che veniva difeso dal governo Berlusconi, e oggi viene difeso da quello di Romano Prodi, è un interesse nazionale, messo in pericolo dai metodi spericolati di settori della magistratura che non accettano di rispettare il segreto di Stato o finiscono con l’aggirarlo, mettendo peraltro in pericolo gli agenti che dovrebbero essere protetti da quel meccanismo”. In realtà, quei settori della magistratura, con metodi per nulla spericolati ma perfettamente legali, stavano indagando sui possibili legami di Abu Omar con esponenti dell’estremismo jihadista dediti ad attentati o ad altre attività eversive: per questo lo stavano facendo pedinare dalla Digos per stroncare la presunta cellula e individuare gli eventuali complici e sventarne le possibili azioni contro civili. Ma, sul più bello, si videro portar via l’esca, e l’inchiesta fu irrimediabilmente rovinata. Il sequestro di Abu Omar, dunque, lungi dal contribuire alla lotta al terrorismo, ha contribuito al terrorismo tout court. Mettendo in pericolo la sicurezza e l’interesse nazionale delle potenziali vittime della cellula rimasta impunita.
    Ma il Ferrara, impermeabile anche alla logica e al principio di non contraddizione, ribalta completamente la questione e conclude il suo delirante articolo: “Tutte le persone di buon senso si rendono conto che la lotta al terrorismo sanguinario non si può combattere con i guanti bianchi, tutti chiedono da sempre che l’intelligence sia in grado di prevenire i pericoli mortali, ma quando poi si cerca di farlo si trova sempre un pm di mezzo”. I pm in questione sarebbero Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. Purtroppo per Giuliano Ferrara e per fortuna nostra, Spataro è lo stesso che negli stessi giorni, insieme a Ilda Boccassini, ha sventato in tempo reale alcuni attentati progettati dalle nuove Br, con la stessa preparazione professionale con cui negli anni 70 e 80, insieme a Pomarici, sgominò a Milano le vecchie Brigate rosse e Prima linea. Resta da capire per quale motivo, da anni, Ferrara scarichi fango e veleno proprio su Spataro, Pomarici (anche per l’inchiesta che portò all’arresto e alla condanna di mandanti ed esecutori del delitto Calabresi) e Boccassini (anche per le inchieste sulla corruzione al palazzo di giustizia di Roma): usando le stesse categorie mentali di Ferrara, che individua in chiunque persegua i metodi illegali della Cia e del Sismi dei sicuri complici del terrorismo sanguinario, bisognerebbe concludere che il Ferrara è oggettivamente complice di tutti i delinquenti assicurati alla giustizia, nel corso degli anni, da Spataro, Boccassini e Pomarici. Basti ricordare le sue commosse difese di Renato Squillante (“un uomo probo”), di Cesare Previti e dei responsabili del delitto Calabresi, uno dei quali tiene addirittura una rubrica fissa sul Foglio. Il che, se non giustifica l’arresto immediato del Ferrara, è sufficiente a rendere auspicabile almeno una sua immediata rendition. I servizi di sicurezza nazionali e alleati lo prelevino dunque di peso dalla sua poltrona in largo Corsia dei Servi (mai toponomastica fu più azzeccata), lo conducano a Guantanamo (dove potrà toccare con mano il balsamico trattamento riservato a persone un po’ meno estremiste di lui) e lo sottopongano alla peggiore delle sevizie: la lettura ininterrotta, diurna e notturna, dei suoi articoli del periodo comunista. Crollerà subito.


    Prospettive

    Intervento del leader degli U2 sul Corriere per i 50 anni della Ue
    Bono: milioni di vite salvate con lo 0,7 del Pil
    «L'Europa progredirà solo quando i nostri vicini poveri saranno in piedi accanto a noi». «Tra noi più armonia di quanto si pensi»
     
     
    Cinquant'anni fa questa settimana, in un continente ancora dissestato, ma che ormai si era lasciato alle spalle il periodo più buio del dopoguerra, venne formulata, nero su bianco, l'idea dell'Europa. Nell'aria non si avvertiva più il tanfo di zolfo, anche se aleggiava forse ancora qualche malumore. L'Irlanda era uno scoglio nell'Atlantico del Nord, che si faceva notare per le sue peculiarità culturali e per una diaspora inarrestabile. A Berlino si spalancava un baratro tra Est e Ovest, che avrebbe diviso migliaia di vite, storie e destini. L'Europa risorgeva dalle macerie per combattere una nuova guerra: una battaglia non solo tra ideologie, democrazia contro comunismo, ma, molto più realisticamente, tra arsenali nucleari. Non era il momento di sognare, piuttosto di scavarsi un rifugio sotterraneo e fare scorta di viveri. Eppure, sulle strade di Roma, nasceva la Nuova Europa. In questo continente, che era stato teatro dell'ora più tragica per l'umanità, abbiamo assistito a un miracolo. Un miracolo tutto umano. Il popolo europeo ha capito che la sua capacità di distruzione era pari da un'altrettanto immensa capacità di perdono, di speranza e di buona volontà. Nel 1957, sei nazioni hanno firmato il Trattato di Roma e con quel singolo gesto cruciale hanno gettato le basi di una meraviglia di multilateralismo, prosperità e solidarietà internazionale. Facciamo un salto di 50 anni e approdiamo al 2007. Una rock star irlandese legge il Trattato con l'entusiasmo di un bambino davanti a un piatto di verdure, ma scopre all'improvviso quello che i tecnocrati potrebbero chiamare poesia. Non tanta, solo qualche bagliore qua e là. Come nell'emendamento che invita l'unione a favorire «lo sviluppo economico e sociale sostenibile dei paesi poveri e in particolare dei più svantaggiati» e invoca «una campagna contro la povertà nei Paesi emergenti». Non è proprio Thomas Jefferson, ma si intravede una visione condivisibile e unificatrice.
    UN PO' DI POESIA — Nei prossimi 50 anni, forse avremo bisogno di un pizzico di poesia in più, e non solo per ravvivare l'interesse della gente per la Costituzione. L'Europa è un pensiero che deve trasformarsi in un sentimento. Un sentimento fondato sulla convinzione che l'Europa potrà progredire solo se sparirà l'ingiustizia, e che sapremo reggerci in piedi solo quando anche i nostri vicini saranno in piedi accanto a noi, nella libertà e nell'uguaglianza. La nostra umanità è sminuita quando non vediamo altra missione al di là di noi stessi. Un modo per definire chi e che cosa siamo nel ventunesimo secolo e per difendere la nostra ragione di esistere, a noi stessi e davanti al resto del mondo, potrebbe essere quello di passare meno tempo a contemplarci allo specchio, e più tempo a guardare dall' altra parte di quei 12 km di Mar Mediterraneo che ci separano dall'Africa. C'è una parola irlandese, «meitheal»: la gente del villaggio si aiuta a vicenda quando c'è tanto lavoro da fare. La maggior parte degli europei è così. Come nazioni individuali, possiamo anche chiudere le tende e litigare sopra la siepe del giardino, ma quando la casa del vicino prende fuoco, ecco che tutti accorriamo a spegnerlo. La storia suggerisce che talvolta ci vuole una catastrofe per farci sentire più uniti. Se l'Europa con i suoi 50 anni è in piena crisi di mezza età, come egocentrico di professione sono pronto a sconsigliare questa forma di terapia per qualsiasi scopo, che non sia scrivere canzoni. Scopriamo chi siamo quando ci mettiamo al servizio degli altri, non di noi stessi. Oggi, le fiamme divampano in molte stanze della casa dei nostri vicini, l'Africa. Dal genocidio nel Darfur agli ospedali di Kigali, dove sei malati di Aids sono stipati su ogni brandina; dal bambino che muore di malaria, ucciso dalla puntura di una zanzara, al villaggio che non ha acqua pulita; le condizioni di questi luoghi sono uno scandalo per tutti quei valori che noi europei abbiano ritenuto degni di essere menzionati nel nostro Trattato. Vediamo in Somalia e in Sudan che cosa succede se nuove milizie si affrettano a riempire quel vuoto per seminare discordia all'interno di una popolazione islamica in maggioranza moderata e filo-occidentale in Africa. (Quasi la metà del continente è di fede islamica). Pertanto, che sia un imperativo morale o strategico, è sempre una follia lasciar campo libero agli incendi.
    LO SPIRITO ITALIANO — Come reagirà l'Europa? Malgrado tutta la cacofonia, la babele di lingue diverse e lo scontro ideologico, tra noi domina più armonia di quanto non si pensi. Promesse storiche sono state fatte sugli aiuti ai Paesi emergenti, sulla cancellazione del debito e persino sull'argomento spinoso del commercio. Nuovi progressi in questi settori, accompagnati da nuove misure per combattere la piaga della corruzione in Africa, e nei nostri rapporti con l'Africa, potrebbero trasformare questo continente e impedire alle fiamme di estendersi oltre. Come Paese che ha ospitato, cinquant'anni fa, la firma del Trattato, l'Italia svolge un ruolo speciale nei festeggiamenti e possiede lo spirito romantico necessario per trasformare in realtà la poesia che scorre nella nostra esistenza continentale. Ovviamente, in tempi di difficoltà economiche, le storiche promesse dell'Italia ai più poveri tra i poveri sono più facili da dimenticare che da rispettare. Scelte difficili, ma quando si pensa che lo 0,7% del PIL dell'Italia significa — letteralmente — la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo, forse le solite regole non reggono più. Guardiamo la Germania, dove il 4 percento del pil ogni anno è ancora oggi speso per la riunificazione, eppure il cancelliere Merkel ha intenzione di rispettare gli impegni presi dalla Germania per gli aiuti ai Paesi emergenti. Come il presidente del consiglio Prodi sa meglio di chiunque altro, se una sola nazione europea non tiene il passo, questo rischia di offuscare il buon nome di tutto il continente agli occhi del mondo. Forse vogliamo ricordare, o preferiamo dimenticarlo, che cinquant'anni fa l'Europa non risalì la china dell'abisso da sola. Al di là dell'Atlantico c'era una nazione, l'America, con un'idea piuttosto estesa di «vicinato». Certo, il Piano Marshall non era un'opera interamente caritatevole, gli Stati Uniti volevano assicurarsi un caposaldo contro l'espansione sovietica man mano che la temperatura dei rapporti est-ovest scendeva sotto lo zero. Ma si trattò anche di generosità su scala mai vista fino ad allora nella storia dell'umanità. Nell'epoca della Guerra fredda, questo altruismo definì il carattere dell'America. Che cosa definirà il carattere dell'Europa in questo nuovo secolo, l'era della Guerra Calda? Dove troveremo un caposaldo contro gli estremismi del nostro tempo? La risposta si trova, in parte, a 12 km di distanza da noi.
    Bono
    (traduzione di Rita Baldassarre)
    23 marzo 2007
    March 13

    Io c'entro...si nella tazza del cesso

    Date a Cesa…

    (Marco Travaglio)

     

    Quando, il 27 ottobre 2005, l'Udc cambia segretario sostituendo il troppo indipendente Marco Follini con il carneade Lorenzo Cesa, nelle redazioni dei giornali serpeggia il panico:
    oddìo, e chi sarà mai costui? In effetti è arduo trovare qualcosa di memorabile, o almeno di notevole, nella grigia biografia di quest'uomo senza qualità, eccetto quella dell'obbedienza. Eppure, se all'arte della politica questo democristiano doc nato nel 1951 ad Arcinazzo, fedelissimo della corrente forlaniana, ha dato pochino, alle cronache giudiziarie non ha fatto mancare quasi nulla. Un arresto, vari avvisi di garanzia, un'assoluzione per un cavillo e un'inchiesta tuttora in corso. C'è chi ha fatto di meglio ma, si sa, ciascuno dà secondo le sue possibilità.

     La prima volta che il suo nome compare sull'archivio Ansa è il 26 giugno 1989, quando la Dc lo spedisce a Palermo, come vicepresidente della commissione tesseramento, per indagare sullo scandalo delle tessere gonfiate del partito (in Sicilia si iscrivevano anche i morti). Già allora, alla tenera età di 38 anni, Cesa è l'uomo giusto al posto giusto: tre anni dopo infatti, una volta eletto consigliere comunale, la Procura di Roma chiede il suo rinvio a giudizio per abuso d'ufficio, insieme agli altri consiglieri e all'intera giunta del sindaco Franco Carraro, per un finanziamento di 90 miliardi di lire concesso a un'azienda per il censimento del patrimonio immobiliare del Comune. Il processo finisce nel nulla, ma indica comunque una vocazione. Il 6 marzo 1993, altra citazione sull'Ansa: "Ricercato consigliere comunale di Roma, considerato dagli inquirenti un tramite per la raccolta di tangenti tra le strutture dell'Anas e gli imprenditori: è Lorenzo Cesa". Due giorni dopo, tutto è bene quel che finisce bene:
    "Si è conclusa la latitanza del consigliere Cesa, che si è consegnato nell'ufficio del pm e, dopo tre ore di interrogatorio, è stato tradotto nel carcere di Regina Coeli". Accusato di essere il pony express delle mazzette pagate dai costruttori autostradali al ministro dei Lavori pubblici nonché presidente dell'Anas Gianni Prandini, e inseguito da un'altra richiesta d'arresto del pool di Milano per un miliardo di mazzette, Cesa confessa. Ma non tutto. Il resto se lo ricorda in carcere dove, dopo qualche giorno al fresco, la memoria torna a funzionargli a meraviglia. Così chiama il gip e mette a verbale:
    "Intendo puntualizzare alcuni episodi che non ho riferito al pm. Episodi analoghi a quelli che mi sono stati contestati e che non ho riferito perché, per comprensibili ragioni, ero stordito e frastornato. Oggi mi sento più sereno e intendo svuotare il sacco...". Esistono vari modi per annunciare la propria collaborazione. Uno può dire: intendo parlare, o confessare, o liberarmi, o collaborare con la giustizia. Lui invece dice "svuotare il sacco", nel linguaggio della mala. Più che un forlaniano, pare Pietro Gambadilegno. E confessa di essere stato il portaborse, anzi il portamazzette del potente ministro Gianni Prandini, bresciano, detto "Prendini" per una certa qual arte prensile in fatto di tangenti. "In quanto aderente alla corrente forlaniana - racconta Cesa - ricevetti un notevolissimo sostegno da parte dei big della corrente stessa, il che mi portò all'elezione nel Comune e a farmi conoscere nell'ambiente degli imprenditori come democristiano particolarmente collegato con Forlani e in particolare con Prandini… Naturalmente le conseguenze sono comprensibili: dal giorno della mia elezione a consigliere le richieste che mi piovevano addosso erano continue". Richieste di elaborazioni ideali, politiche e progettuali? Nossignori: "Richieste di miei interventi al ministero dei Lavori pubblici per la sistemazione delle faccende più svariate". Cesa, del resto, di edilizia se ne intende. Ha lavorato all'Iri, poi alla Federlazio, e fa parte della commissione urbanistica del Comune di Roma. Conosce gli imprenditori e gli imprenditori conoscono lui. Il primo a farsi avanti, secondo i suoi ricordi, fu "un mio paesano di Arcinazzo, dipendente della società Gico dell'ingegner Ugo Cozzani: mi disse che l'ingegnere voleva parlarmi. Gli risposi che ero disponibile". Lo sventurato rispose. Cozzani stava costruendo una strada per l'Anas in Basilicata e voleva costruirne un'altra lì vicino: "Si trattava di ottenere dal ministero l'inserimento all'ordine del giorno e quindi la conclusione della pratica mediante trattativa privata e conse-quenziale affidamento dei lavori". Gare d'appalto, nemmeno a parlarne. Trattativa privata agli amici degli amici. Mentre Cesa porta l'ambasciata di Cozzani al ministero, incontra l'ingegner Antonio Crespo, direttore generale dell'Anas (che finirà pure lui in carcere), che gli parla un gran bene di Cozzani:
    "Mi disse che si trattava di una ditta seria e affidabile, per cui potevo stare tranquillo. Aggiunse che dovevo parlarne con il ministro per definire la pratica, trattandosi di persona per bene". Crespo, che verrà arrestato, assicura a Cesa, che verrà arrestato, che Cozzani, che verrà arrestato, è una persona perbene. Insomma, siamo fra galantuomini. Rassicurato, Cesa segnala la pratica a Prandini: "Chiesi al ministro che cosa dovevo riferire al Cozzani e mi sentii rispondere che gli dovevo chiedere il 5 per cento dell'importo dell'appalto. Dopo qualche cda dell'Anas, i lavori furono affidati al Cozzani". Il quale, a quel punto, deve sganciare il 5 per cento. S'incontra con Cesa in piazza del Popolo e insieme i due vanno nello studio di "Prendini" in via del Corso: "Io - ricorda il futuro segretario dell'Udc - prelevai la borsa che mi consegnò contenente il denaro e di cui non contai il quantitativo (pareva brutto, fra "persone perbene", ndr). Da solo mi portai nell'ufficio del ministro, nelle cui mani consegnai la capiente borsa. Trattavasi di una borsa in plastica rigida di colore grigio piuttosto spessa. Quando scesi, subito dopo, andai con il Cozzani a consumare un caffè. Al ministro dissi semplicemente, nel consegnargli la borsa, che si trattava del 'pensiero' del Cozzani per il lavoro che stava ancora espletando". Ecco, nel ramo appalti quel che conta è il pensiero.
    Cozzani ingrassa coi soldi dello Stato. Prandini ingrassa coi soldi di Cozzani. E Cesa? "Ovviamente ricevetti delle contropartite politiche da parte del ministro che sovvenzionava le nostre iniziative politiche". E avanzò in carriera Ma il suo sacco pare senza fondo. Altro lampo di memoria, altra mazzetta: "Ebbi modo di conoscere un giovane a Roma, Furio Monaco, vicepresidente dei giovani imprenditori edili, il quale mi pose una serie di problemi di carattere generale relativi a vicende urbanistiche. Mi chiese se potevo ricevere suo padre, titolare dell'impresa Monaco. Risposi affermativamente. Dopo un certo lasso di tempo, il padre venne da me e mi disse che aveva dei lavori stradali in Basilicata ed era in attesa dell'affidamento dei lavori dall'Anas. Fu cosí che ne parlai con il ministro il quale (dopo che i lavori furono affidati) mi rispose che dovevo chiedere il 5 per cento. Il Monaco, cui riferii quanto puntualizzato dal ministro, portò nel mio studio privato una busta di carta rigida sigillata contenente il denaro destinato al ministro e da me a questi consegnata senza neppure aprirla". Siamo sempre fra persone perbene. Un'altra volta lo va a trovare un certo Vittorio Petrucco della Icop Spa, segnalato da una comune amica: "Il Petrucco mi disse che era in attesa dell'affidamento di due lavori e che si trovava in una situazione molto delicata finanziariamente: aveva bisogno di lavoro perché altrimenti avrebbe dovuto licenziare i suoi dipendenti e mi pregò di intervenire presso il ministro affinché i lavori gli venissero affidati". Il buon samaritano si rimette prontamente in moto. "Io passai al ministro un appunto, ma questi mi disse che non era il caso di interessarmi alla pratica. Sta di fatto però che, dopo qualche consiglio di amministrazione, la pratica fu approvata". Stavolta Petrucco e i suoi soci hanno già pattuito la mazzetta per altre vie, ma non vogliono far torto a Cesa, non si sa mai: "Dopo l'affidamento, Petrucco ritornò da me e mi disse che lui riteneva di mantenere rapporti diretti con il sottoscritto, anche per eventuali ulteriori affidamenti di lavori per cui, mentre i suoi soci avevano provveduto a versare il quantum convenuto con il loro canale, lui pensava di versare il quantum di sua spettanza a me perché lo destinassi al ministro Prandini. Ricordo che una prima volta il Petrucco venne da me, nei miei uffici privati, e mi consegnò una cartella rigida contenente denaro, il cui importo non mi fu detto né io lo contai. Cartella che io, senza nemmeno aprirla, portai al ministro e nelle cui mani consegnai. La seconda volta mi telefonò, venne di nuovo nel mio studio privato con una cartella analoga come la prima, era sigillata con dello scotch, e che parimenti portai al ministro. Ancora una volta non so dire l'importo della somma consegnatagli". Poi Petrucco torna una terza volta con una terza "cartella", che Cesa consegna come sempre "nelle mani del ministro", senza guardarci dentro. Dunque Cesa, come dirà negli interrogatori successivi e nelle memorie depositate dai suoi difensori, rende "ampia confessione dei fatti contestati". Il 21 giugno 2001 viene condannato dal Tribunale di Roma a 3 anni e 3 mesi di reclusione per corruzione aggravata, insieme a Prandini (6 anni e 4 mesi) e a Crespo (4 anni e 6 mesi): il processo riguarda gli appalti assegnati dall'Anas tra il 1986 e il '93 per un valore di 750 miliardi, che fruttarono almeno 35 miliardi di tangenti al pentapartito. Ma in secondo grado, per un vizio di forma, gli imputati la fanno franca. Nel 2003 la Corte di appello di Roma annulla le condanne e restituisce gli atti alla Procura dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che il Tribunale dei ministri (competente per Prandini, e dunque per tutti gli altri coimputati) non può svolgere le funzioni di pm che chiede il rinvio a giudizio e di gip che lo dispone. Dunque tutto il processo Anas è nullo e deve ricominciare da capo. Ma, quando ricomincia, il gip di Roma sostiene che gli atti delle indagini sono ormai inutilizzabili e, nel 2005, dispone il "non luogo a procedere" per tutti. Nessuno pagherà per quella montagna di tangenti, peraltro confessate da Cesa, da Crespo e in parte anche da Prandini (sia pure come finanziamenti illeciti). In ogni caso, i reati sono ormai ampiamente prescritti.
    Ma, di qui a dire che gli imputati erano innocenti, ce ne corre. Infatti Cesa non arriva a tanto. Provvederà Carlo Giovanardi, autore di un esilarante libro Mondadori dal titolo Storie di ordinaria ingiustizia, a sostenere che anche Cesa e Prandini sono dei perseguitati. Resta da convincere Cesa, che è innocente e non lo sa. Infatti, per qualche anno, esce dalla scena politica. Ma sprecare un capitale umano e politico di quelle dimensioni pare brutto. Così Pierferdinando Casini, che è suo amico (e non ha mancato di ricordarlo nel 2000, in un'accorata deposizione al processo), utilizza una società di Cesa, la Global Media, per organizzare il congresso dell'Udc nel 2003. Poi gli offre un seggio all'Europarlamento. E Lorenzo il Grigio torna alla politica, senza dimenticare la vecchia passione per l'Anas.
    Infatti, nel 2006, la Procura di Catanzaro lo incrimina per truffa:
    avrebbe "ottenuto illecita erogazione di circa 5 miliardi di lire" dalla Ue e dalla Regione Calabria per una società da lui fondata insieme al consigliere dell'Anas Giovanbattista Papello e a Fabio Schettini, ex capo della segreteria del commissario europeo Franco Frattini: la Spb Optical Disk Srl, una sorta di scatola vuota messa in piedi - secondo l'accusa - solo per ricevere contributi comunitari in teoria destinati alla produzione di cd e di altro materiale informatico, e poi rivenduta a un altro imprenditore. Il quale però si accorse che la società non era mai entrata in funzione, parte dei macchinari era ancora imballata, e la sede non aveva neppure superato tutti i collaudi. In compenso, era già indebitata. Il sospetto dei pm è che i quattrini destinati alla Optical fossero stati in realtà "reinvestiti" in un'altra impresa, la Data General Security Srl di Roma, riconducibile a un imprenditore siciliano, il massone Salvatore Di Gangi, e specializzata in sistemi di sicurezza: microspie, bonifiche telefoniche e ambientali. L'ufficio romano del Di Gangi era il punto di ritrovo abituale di Cesa, Schettini e Papello, nonché la sede della campagna elettorale di Cesa per le europee del 2004. I magistrati ipotizzano anche un vorticoso giro di tangenti a Forza Italia, Udc e An. Se avessero ragione, sarebbe difficile comprendere perché l'Unione ci tenga tanto a imbarcare l'Udc dei Cesa e dei Cuffaro. Ma sarebbe ancor più difficile spiegare il perché della promozione dell'indagato Cesa al posto dell'incensurato Follini. O forse sarebbe fin troppo facile. In fondo il motto dell'Udc è "Io c'entro". E Cesa, di riffa o di raffa, c'entra sempre.